Quale futuro per il trasporto pubblico?

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Quale futuro per i mezzi pubblici per il prossimo futuro? Dopo l’emergenza sanitaria si sta andando verso la psicosi collettiva, questo virus non è il primo né sarà l’ultimo della storia dell’umanità eppure sono allo studio misure di contenimento e di “distanziamento” tali da rendere molte attività assolutamente controproducenti. Restando all’ambito del trasporto pubblico le misure che sono allo studio riguardano (in ordine sparso):

  • fornitura ai passeggeri di guanti e gel disinfettante
  • capienza ridotta a solo il 50% dei posti a sedere
  • obbligo di effettuazione di tutte le fermate per garantire il ricambio dell’aria
  • presenza di un secondo agente per il controllo del rispetto delle distanze e della capienza
  • app per prenotare la corsa sul mezzo pubblico e/o per conoscere l’affollamento

L’obiettivo di ridurre i picchi di carico viene perseguito anche tramite la scaglionatura delle fasce orarie di ingresso per studenti e lavoratori, l’obbligo di smart working, l’incentivazione all’uso di altri mezzi di trasporto (bici, monopattini, car sharing) e la sospensione delle limitazioni al traffico per permettere ai veicoli privati di muoversi liberamente, alleggerendo così il trasporto pubblico.

Ma quali saranno gli effetti nella pratica? Essenzialmente sarà il fallimento delle aziende di trasporto poiché i costi di gestione aumenteranno in modo spropositato (tra materiale da fornire ai passeggeri, costo del lavoro del secondo agente, sanificazioni, etc…) e gli introiti crolleranno perché le persone saranno disincentivate dall’uso degli stessi, un po’ per psicosi da fantomatici contagi, molto più comunemente nessuno andrà in fermata quando c’è un eccessivo grado di incertezza sulla possibilità di salire a bordo. Su un autobus da 12 metri urbano la capienza complessiva è di circa 100 persone, tra 20 sedute e 80 in piedi, con le nuove norme la capienza scenderebbe a 10 persone. Per muovere lo stesso numero di utenti servirebbero così 10 autobus… questi numeri fanno capire come tutto il sistema non sia sostenibile. Tutto questo porterà a un incremento del traffico e dell’inquinamento delle città e se pensiamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel mondo ogni anno circa 8 milioni di decessi siano attribuibili all’inquinamento atmosferico… altro che Coronavirus!

Il problema del trasporto pubblico è condiviso anche da altre attività come i ristoranti, dove il decremento dei posti utilizzabili renderà le attività non lucrative poiché i costi di gestione (affitto, utenze, stipendi del personale…) saranno molto maggiori dei possibili ricavi.

Quindi quale futuro per i mezzi pubblici? Purtroppo nessun futuro se questa demonizzazione prosegue. Non entriamo nel merito di assurdi complotti e idee strampalate, ma è evidente che sia stato fatto molto cinema per terrorizzare le persone e far sì che accettassero supinamente limitazioni alla propria libertà. Se la “fase 2” sarà una fase transitoria di durata ragionevole (un paio di mesi), ci sono ancora margini per un ritorno alla normalità, ma se questo non avvenisse il destino è nero come una ricerca Ipsos ha evidenziato studiando i dati in Cina. Secondo questa ricerca l’uso dell’auto privata in Cina è passata dal 34% al 66%, mentre l’uso degli autobus è crollato dal 56% al 24% e i taxi dal 21% al 15%. Nessun dato sui treni (ma è plausibile un crollo significativo) mentre sul car sharing l’analisi Ipsos ne indica un possibile aumento sebbene le associazioni di categoria sembrino di opinione esattamente opposta. Interessante il dato sulle biciclette che sono rimaste invariate: chi la usava prima, continua a usarla, mentre chi prendeva i mezzi pubblici non si è spostato sulle due ruote (come pensano di illudersi in Comune) ma è passato direttamente al veicolo privato (di proprietà o con noleggio lungo).

E se tanti attribuivano lo scoppio della pandemia a una sorta di “ribellione” della natura per il maltrattamento che le abbiamo finora riservato, chissà cosa succederà in futuro tra l’inquinamento generato dal forte incremento del trasporto privato e le tonnellate di materiale monouso (per lo più in materie plastiche) che vengono usate e smaltite nell’indifferenziato se non addirittura gettate nei parcheggi e per strada fuori dai negozi.

 

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